I primi Lavori nel Chiostro di San Clemente: Le lunette affrescate.

Grazie alla generosa donazione del Rotary Maclodio, le lunette affrescate a rischio di crollo  del Chiostro Grande sono state messe in sicurezza.

L’ operazione era necessaria sia per non perdere una parte del patrimonio del chiostro di San Clemente sia per poter eliminare quelle pericolose e inestetiche transenne che impedivano la totale fruizione del porticato.

     

Ma cos’è il Chiostro Grande?

Il 17 febbraio 1543 viene citato per la prima volta il chiostro del monastero di S.Clemente in un atto del solito notaio Pavia, ma a quella data sembra certo che il quadriportico fosse  ancora incompleto, almeno nel lato est e nell’angolo sud-est, dato che ancora nel 1548, il 15 giugno, i frati si ritrovano nel “refectorio… pro loco capitulari”, perché evidentemente la sala capitolare, legata al confine Ganassoni, non era stata ancora realizzata e non lo sarà nemmeno fino al 1556 allorquando i frati si aduneranno ancora nel refettorio.

Forse soltanto dopo il catasto del 1556 il vasto brolo di Andrea Ganassoni, da tempo esistente intorno alla antica torre degli Ugoni, troverà un assetto diverso con la ricostruzione della casa del “cancelliere”, posta nel verde verso nord-ovest. Purtroppo non abbiamo prove documentarie, solo siamo suffragati dalla certezza che le colonne del chiostro, per tutto il lato orientale e parte est di quello meridionale, dal passaggio di Santa Cecilia in poi, pur mantenendo lo stesso lessico d’architettura, si presentano alla vista di altra mano e di più recente fattura, che non quelle adiacenti alla fiancata orientale della chiesa.

La stessa decorazione delle lunette si ricollega ad un periodo che tende verso gli ultimi decenni del secolo XVI. La contemporanea presenza delle finestre aperte sul chiostro dalla parte della “casa del cancelliero” starebbe ad indicare una sincronica bipolare volontà di cessione dell’area necessaria a completare il quadrato claustrale e, nello stesso tempo, aprire delle vedute che mai e poi mai i frati altrimenti avrebbero permesso sulle proprie ragioni.

E’ solo dopo queste operazioni che finalmente viene innalzato, da parte del convento, l’agognato angolo del Capitolo insieme alla seconda scala per il dormitorio.

Il ritorno del Gran Galà di Natale dei Tesori di Brescia

E si, quest’anno i “Tesori” hanno qualcosa da raccontare: hanno ottenuto le prime autorizzazioni per il restauro del San Clemente.

In aprile infatti la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio ha approvato il progetto di restauro del Chiostro grande di San clemente:

ORTITO

L’Associazione Tesori di Brescia nasce proprio tra le colonne del chiostro  grande di San Clemente, oggi Scuola primaria Tito Speri

Un gruppo di genitori in attesa dei propri figli all’uscita da scuola dedica uno sguardo attento a quello spazio, desolato ed un po’ offeso dal tempo, che di lì a poco si animerà di una quantità esplosiva di vita vociante .

Uno scrigno di tesori, umani e di ordinaria comune quotidiana bellezza, a cui vale la pena di dedicare tempo, risorse ed energie.

Non si parla di un patrimonio architettonico astratto. La faccenda è personale, si parla del senso, della cura e del rispetto dei luoghi, del significato dell’appartenenza ad una comunità educativa condivisa…una manciata di “semi” non di poco conto.

Da qui nasce l’idea di far rivivere questo spazio. 

La Natura come maestra. Il Tempo, i colori e i profumi  come compagni di giochi ed educatori di vita.

pastedGraphic.png

La tradizione dell’Orto botanico in Città è antica ed appartiene proprio all’Ordine domenicano, di cui il chiostro di San Clemente è l’ultimo reliquato in Brescia.

All’interno dei chiostri di San Domenico fioriva infatti,  nell’Ottocento, uno specializzatissimo orto botanico , palestra di studio quotidiano per generazioni di studenti di medicina e farmacia dell’Ospedale maggiore.

Ripensare oggi  lo spazio interno del chiostro grande di San Clemente come luogo di rinascita per il primo orto botanico-didattico della Città recupera questo profondo legame storico e apre l’orizzonte a significati di carattere 

  • educativo (allenamento alla cura e alla pazienza che il tempo della natura richiede), 
  • didattico (disposizione delle aiuole secondo l’orientamento geografico territoriale per favorire la conoscenza delle piante del territorio bresciano, conoscenza dei cicli naturali,
  • sociale (possono partecipare alla manutenzione e conduzione dell’orto anche i nonni con la creazione di un legame tra generazioni
  • civico (l’associazione Tesori di Brescia è disposta a sostenere integralmente il progetto con risorse proprie secondo l’auspicato sviluppo di politiche di partenariato tra pubblico e privato previste anche dal Codice dei contratti (dlgs 50/2016 art. 20 Opera pubblica realizzata a spese del privato)